Riverbero

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La mia amica Elsa mi ha detto che non ci si può più suicidare dall’Arc de Triomphe per colpa di sua zia. Da quando si era lanciata di sotto negli anni Novanta, l’amministrazione parigina aveva perimetro la cinta del monumento con del filo spinato, lo stesso che si trova sopra i grattacieli di Manhattan ancora in piedi.
Stavamo passeggiando per i boschi quando mi aveva raccontato della sorella di suo padre; dopo quel suicidio diversi membri della sua famiglia avevano deciso di diventare psichiatri per scongiurare la propria paura di impazzire. Quell’aneddoto mi aveva sorpresa: io ed Elsa non parliamo mai della nostra famiglia con passione. Ci siamo conosciute tardi, quando raccontare la propria storia somiglia sempre di più alla riproposizione di una fiaba dell’orrore da cui sono spariti tutti i fantasmi. Continua a leggere

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Verità

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Come qualsiasi altra volontà, la volontà di verità è la via più rapida verso la falsificazione e la contraffazione di un certo dato di fatto. E mettere per iscritto un certo periodo, un periodo della vita, dell’esistenza, non importa quanto esso sia lontano nel tempo e non importa se sia stato lungo o breve, significa accumulare centinaia, migliaia e milioni di falsificazioni e di contraffazioni, che per chi le descrive e le stende sono invece verità, nient’altro che verità. La memoria si attiene esattamente ai fatti accaduti e si attiene all’esatta cronologia, ma quello che ne vien fuori è qualcosa di completamente diverso da ciò che realmente è accaduto. Ciò che viene descritto mette in luce qualcosa che corrisponde sì alla volontà di verità di colui che lo descrive, ma non corrisponde alla verità, perché la verità è assolutamente incomunicabile. Continua a leggere

Nina all’edicola, 1973

Masi

Perde tutto il tempo che può e alla fine fa il giro, passa davanti e si alza sulle punte dei piedi pensandosi ancora piccola per farsi notare dalla giornalaia quando le dice vorrei il giornale però anche un libro, e quella, vagamente annoiata, prende la chiave, esce dal suo rifugio e le dice quale?, in tono sbrigativo. Lei a quel punto ha premeditato e si limita a indicare appoggiando apposta il dito sul vetro per lasciarci l’impronta, anche molto tempo dopo che se ne sarà andata resterà questa piccola traccia organica di lei che ha voluto molto qualcosa proprio in quel punto del mondo, e il timbro concentrico del suo indice è lì a dare testimonianza di un incontro fatale. Continua a leggere

Lepri turchine

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Era già il crepuscolo quando giungemmo a casa. Maman si mise al pianoforte, e noi ragazzi prendemmo carta, lapis e colori e ci mettemmo a disegnare intorno alla tavola tonda. Io avevo soltanto il turchino, ma, nonostante ciò, mi accinsi a dipingere una caccia. Dopo aver rappresentato con grande vivezza un ragazzo turchino su di un cavallo turchino e cani turchini, non sapevo se potevo disegnare anche una lepre turchina e scappai nello studio del babbo per domandar consiglio. Il babbo stava leggendo e, alla mia domanda, se «ci sono lepri turchine» senza alzar il capo rispose: «Ci sono, caro mio, ci sono».

Lev Tolstoj, Infanzia, in Romanzi, I, trad. di Enrichetta Carafa D’Adria e Pietro Zveteremich, BUR 2010

In altre parole

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In altre parole è una newsletter sulla traduzione appena nata (e già bellissima) curata da Chiara Reali e Dafne Calgaro, piena di link, informazioni e ispirazioni interessanti non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque sia interessato alle parole, la lingua, i libri, le voci.

Nel secondo numero, dedicato a Cime tempestose, c’è un’intervista alla sottoscritta (e tante altre cose). Per iscriversi: https://tinyletter.com/inaltreparole/

 

 

 

Primula della sera

Primula

Ieri è uscito un altro libro che ho tradotto, questa volta per Bompiani. È un romanzo molto crudo, con una voce narrante durissima, corrosiva e concitata, che parla di carne, di sangue, di Dio, di superstizione, di violenza, di follia post-traumatica, ma anche dei sentimenti inconfessabili che animano talvolta le nostre scelte e la nostra esistenza – Masechaba, la protagonista, diventa medico per desiderio di potere e di affermazione personale, e riesce ad ammettere solo con se stessa il proprio senso di colpa per la sua indifferenza verso i pazienti, la sua stanchezza, la sua assenza di empatia; e anche la scelta nobile che compie, in un Sudafrica contemporaneo xenofobo e feroce, la scelta che pagherà a un prezzo indicibile, è in realtà in gran parte desiderio narcisistico di compiacere gli altri, di apparire migliore di quello che è. Ma da qualche parte c’è anche una speranza autentica, una forza viva che può crescere nella notte.