Case

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“Sì,” disse l’assistente, “la casa oggi è un luogo essenzialmente gaio. Per lavorare e studiare abbiamo scuole e uffici. Per ammalarsi, isolarsi, partorire e morire abbiamo le cliniche. Sono incidenti che turbano la vita sociale. Per questo noi ci sforziamo di fare le nostre case come piccoli bar, night-club, cinema, ristoranti, stazioni di servizio e boutiques. E le coloriamo vivacemente”.
“Io vorrei due stanze che fossero vuote,” disse il giovane, pensieroso. “Due stanze con armadi e vecchi bauli, dove non dorma nessuno. Sono nato in una casa dove c’erano due stanze vuote. Ci giocavo. Sugli armadi d’inverno mettevamo le mele. Non so, forse non riesco a spiegarmi”.
“Lei può prendere un appartamento più grande” suggerì l’assistente.
“Ci vorrei anche i nonni, una zia che non ha trovato marito e i due bambini di una sorella morta. Vorrei una casa vera”.
“Mi dispiace proprio” disse l’assistente. “Non ne abbiamo”.

Ennio Flaiano, Le ombre bianche, Adelphi 2004

Il primo albero

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Nelle limpide giornate di ottobre, venendo dalla Radetzkystrasse si può vedere, accanto allo Stadttheater, un gruppo di alberi nel sole. Il primo albero, che si erge davanti a quei ciliegi rosso cupo che non danno frutti, è così fiammeggiante di colori autunnali, è una macchia d’oro così smisurata da sembrare una fiaccola lasciata cadere da un angelo. E ora che arde, né il vento d’autunno né il gelo riusciranno a spegnerlo.
Chi mai vorrà parlarmi di foglie che cadono e di morte bianca di fronte a quest’albero, chi impedirmi di conservarne l’immagine negli occhi e di credere che per me continuerà a risplendere per sempre come in quest’ora e che su di esso non grava la legge del mondo?

Ingeborg Bachmann, “Giovinezza in una città austriaca”, in Il trentesimo anno, trad. di Magda Olivetti, Adelphi 2006

Oro e ciarpame

Rastello - Piove rist._Varianti

Igor dice che la città è di pietra. Non cemento, mattoni e calce, proprio pietra: quarzo, e la puddinga che si regge da sola anche quando è cava, un geode che sotto le case nasconde volte naturali, incrollabili. Igor è il mio maestro di città, e di notte dice che Torino è un libro, scritto nei cornicioni, dentro i portoni, sui fregi dei cortili: basterebbe capirne la lingua. Conosce i passaggi che uniscono le case attraverso le cantine, mi fa vedere uno strano panoptikon all’angolo di una corte di via Verdi, vetri accecati e bracci di caserme che non ci sono più.
Ci perdiamo, al ritorno dalle notti del cinema Roma, costruendo il nostro libro. Deve esserci un segreto fra le pietre, sotto il piano della strada, una buona ragione per aprire un tombino e scendere. Parlano le strade, il reticolo intero delle vie diritte allude a una sostanza diversa, i segni sono dappertutto, su pareti e cornici, dentro le aiuole, sui lampioni, e se cerchi trovi e se fatichi impari, sciogli e raccogli, aggiustando. Continua a leggere

Quadri e cavalli

Nori

Uno che telefonava ai vicini per dire che dalla sua finestra vedeva un quadro storto e per favore di drizzarlo, se no non riusciva a dormire.

Una volta un cavallo in piazza Carlo Alberto si era fatto abbracciare da un tedesco.

 

A cura di Paolo Nori, Repertorio dei matti della città di Torino, Marcos y Marcos 2015

Voglio vedere tutto

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Due settimane prima di Natale Ellen mi chiamò e mi disse: “Faith, sto morendo”.
“La vita non è poi ‘sto granché, Ellen”, dissi. “Abbiamo avuto solo giornate da schifo e uomini da schifo e niente soldi e sempre al verde e scarafaggi e niente da fare la domenica se non portare i bambini a Central Park a remare su quel laghetto lurido. Che c’è di tanto bello, Ellen? Dov’è ‘sta gran perdita? Vivi un altro paio d’anni. Vedrai i bambini e tutto questo schifo di posto, tutti i buchi in questo groviera di mondo inceneriti dall’onda di calore delle bombe atomiche…”
“Voglio vedere tutto,” disse Ellen.

Grace Paley, Tutti i racconti, trad. di Isabella Zani, Sur 2018

Lampade

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E se vuole sapere qualcosa di più sull’uomo, ricordi che all’ultimo momento, quando sembra di vedere, capire tutto, le lampade più perfette si spengono.

Anna Maria Ortese, Alonso e i visionari, Adelphi 2017

Complessità

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Una rosea luce composita mi invade la cucina alla fine di queste giornate allungate di giugno. Dall’esplosione avvenuta otto minuti fa su una stella vicina, la luce saetta nello spazio, un’onda di particelle, colpisce il pianeta, taglia il continente e penetra in una maglia di polvere di terra: pulviscoli di argilla, frammenti di zolla erbosa, minuscoli insetti sospinti dal vento, batteri, brandelli di ali e zampe, polvere di ghiaia, granelli di carbone e cellule secche di erba, corteccia e foglie. Divenuta rossa, la luce si china in questa valle sulle verdi montagne a ovest: s’insinua tra aghi di pino sui pendii settentrionali, e tra querce del Maryland e biancospini, le cui foglie si stanno schiudendo, una dopo l’altra, e creando una bruma dalla loro trama intricata, seghettata e lobata. Continua a leggere