Classifica di qualità

L’Indiscreto ha stilato la prima classifica di qualità del 2020, riferita ai libri usciti tra il 1° ottobre 2019 e il 31 gennaio 2020, e Città sommersa è risultato primo nella sezione narrativa. Sono senza parole e molto felice.

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Köpenickerstrasse

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In quel dicembre a Berlino, nella tua casa di Köpenickerstrasse io volevo tutto. Ma era tutto, o solo qualcosa, o forse niente? Io volevo tutto e mi sono sempre dovuto accontentare di qualcosa.

Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici, Bompiani 2018

Chiama le cose

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Se adesso cominciasse a piovere ti bagneresti, se questa notte farà freddo la tua gola ne soffrirà, se torni indietro nel buio dovrai farti coraggio, se continui a vagare sarai sempre più sfatto. Ogni fenomeno è in sé sereno. Chiama le cose perché restino con te fino all’ultimo.

Gianni Celati, Verso la foce, Feltrinelli 1989

I segreti

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Come rimanere sordo al richiamo di un segreto? I segreti chiamano, ed è crudele non dare ascolto alle loro voci dolenti e bramose di eco. I segreti mi chiamano. È per i loro segreti che io amo gli uomini, non per le loro virtù né per le loro gesta.

Alberto Savinio, Ascolto il tuo cuore, città, Adelphi 1984

Città sommersa

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“Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto / nei presagi e nella realtà”.

Città sommersa esce l’8 gennaio per Bompiani. È nato un giorno di dicembre di sei anni fa, per puro caso; ha preso la sua forma definitiva un anno e mezzo fa, quando ho visto improvvisamente come dare forma a tutto il materiale che avevo raccolto negli anni. Il bambino che si intravede tra le righe è mio padre. Questa è la sua storia: o meglio, come cercavo di spiegare a un’amica tanto tempo fa, è una fantasmagoria (letteralmente: una serie d’illusioni ottiche prodotte da una lanterna magica, o un rapido alternarsi di immagini vivide), una fantasmagoria sull’uomo che era mio padre prima che diventasse mio padre. Per due anni e mezzo dopo la sua morte ho fatto finta di nulla: poi è arrivato qualcosa che mi ha fatto scoprire che l’uomo immobile che credevo di conoscere era in realtà tutt’altro. C’era una storia, e quasi contro la mia volontà, almeno all’inizio, sono andata a caccia per mesi e poi anni.

Questo libro è quella storia, da Valle Giulia alla politica extraparlamentare degli anni settanta a Torino: ma è anche una storia di monti lontani e bambini che scendevano al mare verso spiagge che non esistono più, di tempo e di memoria e del mistero inscalfibile dell’altro da noi, di chimere che strisciano nel buio delle strade, di ragazzi che corrono a piedi scalzi coperti di sangue nella notte di Natale, di questi anni a ricostruire pazientemente tasselli e a dover accettare i buchi, di cosa ha significato essere figlia di un padre difficilissimo, di una serie di persone che hanno dato la loro, di storia, perché quella di un altro potesse essere ricostruita.

È una storia di città, di fabbriche e di esiliati dalla vita reale, di povertà e di scelte apparentemente assurde, di donne e di uomini che ci hanno provato, di carcere, di morte, di fantasmi e di cadute, di un mondo intero e di un uomo strano che è stato quel mondo senza mai farne parola, di infanzie incerte, di lacune, di isole dimenticate, di parole malfatte e di silenzi eterni. È una storia di furore e speranza e di giovinezze e d’amore, suppongo; e come ho letto quest’anno, mentre chiudevo questo tempo lunghissimo che mi ha abitato e posseduto e cambiato, in un’epigrafe di Janet Frame alla sua autobiografia, scritta “con lo sguardo sempre fisso alla Terza Regione, dove il punto di partenza è il mito”.

Gli italiani strani: un nuovo corso a Babelica

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Dall’8 aprile 2020 tengo a Babelica, a Torino, un corso di cinque incontri sugli outsider della letteratura italiana del Novecento, grandi scrittori irregolari che per le ragioni più diverse sono rimasti fuori dal canone e dalla celebrità letteraria e hanno conosciuto una riscoperta tardiva, o hanno solo una nicchia di lettori appassionati: dalla lingua estrosa, complicatissima e ironica di Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli alla stramberia perturbante di Juan Rodolfo Wilcock, dalla grandezza strabordante e visionaria di Anna Maria Ortese alla dolcezza graffiante di Goffredo Parise, dalla scrittura fredda, poetica e penetrante di Marina Jarre ai pochi preziosissimi scritti rimasti di un’immensa scrittrice nascosta come Cristina Campo, dalla potenza distopica di Guido Morselli ai tentativi di dare un nuovo linguaggio a una nuova generazione letteraria come quelli di Pier Vittorio Tondelli, e ancora altri che hanno scavato nelle possibilità più profonde del fantastico e dell’inquietante, della memoria individuale e collettiva, nei regni dell’irreale e nei pianori più misteriosi del reale e del quotidiano. Il corso si può seguire anche online e tutte le informazioni sono qui.