Archivio dell'autore: Marta Barone

Appuntamenti di fine febbraio e marzo

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Prossimi appuntamenti, per fare un po’ d’ordine.

Venerdì 21, libreria Giunti al Punto dei Viali di Nichelino, h 17.30.

Lunedì 24 in un orario ancora da definire sarò ospite a La lingua batte di Radio Tre.

Venerdì 28, a Babelica, Torino, con la mia amica geniale Giusi Marchetta.

Mercoledì 4 marzo, alla Libreria Ponte sulla Dora, dalle 18.30 aperitivo con l’autore, ossia una cosa molto informale di chiacchiere sul libro, firmacopie, prosecco eccetera.

Martedì 10 marzo, alle 19, presentazione alla libreria Belleville di Bruino.

Venerdì 13 marzo a Libri Come, a Roma, alle h 18 converso con Paolo di Paolo.

Sabato 14 marzo a Milano sarò ospite insieme a Marco Lupo e Valentina Maini alla festa della Balena bianca, libreria Colibrì, a partire dalle 19. Prima si parla di libri, poi si gozzoviglia (meglio di così)

Venerdì 20 marzo al festival Testo di Firenze, h 18, parlo con Monica Pareschi, che ha ritradotto anche lei di recente Cime tempestose, di cosa significhi tradurre un classico (penso che sarà un incontro magnifico). Domenica 22 alle 10 parlerò di Città sommersa con Simonetta Sciandivasci.

Martedì 24 marzo sono al festival Voci di Donna al Circolo dei Lettori di Novara (da definire).

Venerdì 27 marzo: presentazione alla libreria Fenice di Carpi, h 18.45

Sabato 28: presentazione alla libreria Modo Infoshop di Bologna, tutto ancora da definire.

Domenica 29 sarò a Calibro Festival, a Città di Castello in Umbria, e leggerò dei brani di Città sommersa accompagnata dalla musica di Michele Mandrelli.

Città sommersa

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“Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto / nei presagi e nella realtà”.

Città sommersa esce l’8 gennaio per Bompiani. È nato un giorno di dicembre di sei anni fa, per puro caso; ha preso la sua forma definitiva un anno e mezzo fa, quando ho visto improvvisamente come dare forma a tutto il materiale che avevo raccolto negli anni. Il bambino che si intravede tra le righe è mio padre. Questa è la sua storia: o meglio, come cercavo di spiegare a un’amica tanto tempo fa, è una fantasmagoria (letteralmente: una serie d’illusioni ottiche prodotte da una lanterna magica, o un rapido alternarsi di immagini vivide), una fantasmagoria sull’uomo che era mio padre prima che diventasse mio padre. Per due anni e mezzo dopo la sua morte ho fatto finta di nulla: poi è arrivato qualcosa che mi ha fatto scoprire che l’uomo immobile che credevo di conoscere era in realtà tutt’altro. C’era una storia, e quasi contro la mia volontà, almeno all’inizio, sono andata a caccia per mesi e poi anni.

Questo libro è quella storia, da Valle Giulia alla politica extraparlamentare degli anni settanta a Torino: ma è anche una storia di monti lontani e bambini che scendevano al mare verso spiagge che non esistono più, di tempo e di memoria e del mistero inscalfibile dell’altro da noi, di chimere che strisciano nel buio delle strade, di ragazzi che corrono a piedi scalzi coperti di sangue nella notte di Natale, di questi anni a ricostruire pazientemente tasselli e a dover accettare i buchi, di cosa ha significato essere figlia di un padre difficilissimo, di una serie di persone che hanno dato la loro, di storia, perché quella di un altro potesse essere ricostruita.

È una storia di città, di fabbriche e di esiliati dalla vita reale, di povertà e di scelte apparentemente assurde, di donne e di uomini che ci hanno provato, di carcere, di morte, di fantasmi e di cadute, di un mondo intero e di un uomo strano che è stato quel mondo senza mai farne parola, di infanzie incerte, di lacune, di isole dimenticate, di parole malfatte e di silenzi eterni. È una storia di furore e speranza e di giovinezze e d’amore, suppongo; e come ho letto quest’anno, mentre chiudevo questo tempo lunghissimo che mi ha abitato e posseduto e cambiato, in un’epigrafe di Janet Frame alla sua autobiografia, scritta “con lo sguardo sempre fisso alla Terza Regione, dove il punto di partenza è il mito”.

Gli italiani strani: un nuovo corso a Babelica

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Dall’8 aprile 2020 tengo a Babelica, a Torino, un corso di cinque incontri sugli outsider della letteratura italiana del Novecento, grandi scrittori irregolari che per le ragioni più diverse sono rimasti fuori dal canone e dalla celebrità letteraria e hanno conosciuto una riscoperta tardiva, o hanno solo una nicchia di lettori appassionati: dalla lingua estrosa, complicatissima e ironica di Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli alla stramberia perturbante di Juan Rodolfo Wilcock, dalla grandezza strabordante e visionaria di Anna Maria Ortese alla dolcezza graffiante di Goffredo Parise, dalla scrittura fredda, poetica e penetrante di Marina Jarre ai pochi preziosissimi scritti rimasti di un’immensa scrittrice nascosta come Cristina Campo, dalla potenza distopica di Guido Morselli ai tentativi di dare un nuovo linguaggio a una nuova generazione letteraria come quelli di Pier Vittorio Tondelli, e ancora altri che hanno scavato nelle possibilità più profonde del fantastico e dell’inquietante, della memoria individuale e collettiva, nei regni dell’irreale e nei pianori più misteriosi del reale e del quotidiano. Il corso si può seguire anche online e tutte le informazioni sono qui.

L’esperienza dell’altro su Senza Rossetto

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Illustrazione di Sara Arosio

Oggi sulla newsletter di Senza rossetto parlo di traduzione che ti porta verso l’altro e dentro l’altro, la traduzione come riconoscimento dell’alterità, promessa di un futuro sempre più aperto e abbattimento di barriere, e anche di come sono diventata una lettrice da bambina, della pioniera Donatella Ziliotto e dei personaggi ragazzini di altri mondi che mi hanno fatto scoprire migliaia di altri paesaggi. L’illustrazione è di Sara Arosio e si può leggere (e iscriversi) su https://senzarossetto.substack.com/

Peter Pan

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Oggi esce finalmente, in un’edizione stupenda ed elegantissima di LupoGuido (che sta facendo solo libri meravigliosi, compreso il recupero di Tomi Ungerer), con le illustrazioni di Tatjana Hauptmann, la mia traduzione di Peter Pan. Che è e resta, più di un secolo dopo, uno dei libri più multistrato che esistano al mondo: c’è il puro incanto, la sottile e intelligente ironia di Barrie, la sua straordinaria capacità di vedere le menti dei bambini e il modo incantato e irripetibile che ha di descriverne con delicatezza, umorismo e commozione le mappe, l’immaginario, l’egoismo, la bellezza e le oscurità; e poi il mistero, l’incomprensibile, l’inquietudine del tempo che passa. È ancora un romanzo irresistibilmente divertente (i patemi di Uncino!) e insieme straziante, con il suo protagonista egocentrico ed eterno, Peter Pan, quel “tragico ragazzo” che porta in sé la vita, la morte, l’infanzia bella e crudele e i giardini di Kensington, e senza fine suona sulle vertebre del tempo. Avevo dimenticato lo splendore di questo libro e tradurlo è stato un dono. Ritrovatelo anche voi.

Bottiglia

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1942. Ogni uomo è il signore, a bordo, dopo Dio. Ogni uomo è il prigioniero in fondo alla stiva. E nave e insieme marinaio. Oceani vuoti, coste abbandonate per sempre o mai raggiunte, fari, naufragi, bottiglie a mare: eccoci tornati ai tempi in cui le metafore riacquistano valore e sostanza di cose; di nuovo si misurano in miglia marine e terrestri, in unità di spazio o di pericolo. E se la bottiglia, con una chioma d’alghe, danza per sempre sul mare senza che nessuno la scorga, la ripeschi e la salvi, avrai almeno fatto galleggiare un fragile oggetto umano sulla superficie delle onde.

Marguerite Yourcenar, Pellegrina e straniera, trad. di Elena Giovanelli, Einaudi 2008

Contrastatissimo amore

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Donde ad ogni modo che la vita prende più deciso contorno e forza proprio dai suoi più accaniti spregiatori. Son essi invero che più la interrogano, e l’incalzare delle loro domande (sebbene folli al postutto e senza visibile oggetto) è la misura non tanto del loro abborrimento, quanto di un loro contrastatissimo amore.

Tommaso Landolfi, Des mois, Adelphi 2016