Archivi categoria: Appuntamenti

Cattivi alla Libreria del Mondo Offeso

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In questi anni ho sempre scritto a mia madre, finché era viva. Ci sono madri che imparano a leggere e scrivere solo quando un figlio va in carcere, per sapere dai giornali, dalle lettere, dagli atti, che ne è di lui. Mia madre no. Mia madre era quasi brillante: condoglianze e biglietti di auguri li ha sempre scritti lei, per tutta la famiglia. Ma quando mi scriveva in carcere si appiattiva. Sempre le stesse cose. Quelle frasi di circostanza sapevo quanto le erano costate. Quanta vergogna, quanta intimità. Se l’era dovute tirar fuori a forza, dalle viscere. È piú difficile un Buona Pasqua a un detenuto che trascrivere i propri sogni per chiunque altro. Arrossiva. Mia madre arrossiva per scrivere: Ti salutano tutti, o: La tua nipotina cresce.

Giovedì 5 marzo, alle 19, presento con Alcide Pierantozzi alla Libreria del Mondo Offeso di Milano  Cattivi di Maurizio Torchio. Che è il più interessante esperimento in narrativa italiana che abbia letto negli ultimi tempi: insieme un romanzo convincente, costruito in modo impeccabile e con un senso della lingua altissimo, e una sorta di saggio sul carcere che apre squarci nuovi sulla condizione di chi è prigioniero – in questo caso, il prigioniero totale, assoluto: un ergastolano in isolamento – e di chi invece “ha le chiavi”. Nel tempo senza tempo del fine pena mai: «Scrivono 99/99/9999 dentro ai computer, perché i computer hanno bisogno di un termine certo. L’ergastolo è qualcosa che un computer non può capire».

Re/Search Milano all’Utopia

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Venerdì 27 febbraio alle 18, alla Libreria Utopia di Milano, c’è una festa (con mostra di venticinque illustratori che hanno immaginato una Milano capovolta) per il lancio del progetto Re/Search Milano, guida alla città underground di Agenzia X, alla quale ho partecipato anch’io.

Fiabe / Piccoli Maestri

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Ivan Bilibin, Vassilissa lascia la capanna di Baba Jaga, 1899

Lunedì 26 gennaio sarò alla scuola media Adelaide Bono Cairoli di Milano per i Piccoli Maestri. Primo di una serie di percorsi narrativi, questo sarà incentrato sulla fiaba, sulla sua potenza evocativa che non cessa di rinnovarsi e trovare nuove forme nel tessuto dei testi contemporanei, sul piacere della narrazione, dell’immagine, dell’interpolazione, dell’invenzione. I testi che analizzerò con i ragazzi saranno Vassilissa la bella di Afanas’ev, Jorinda e Joringhello dei Grimm e Il Re nel paniere di Calvino.

Parole in Giardino al Salone Off

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Domenica 11 maggio, alle 10, sarò all’inaugurazione del giardino Grosa per la festa finale del progetto Parole in Giardino insieme ai ragazzi delle scuole e agli altri autori: Pino Pace, Sofia Gallo, Guido Quarzo, Gianni Magnino, Roberto Barbero, Sandra Dema, Roberto Cavalli, Davide Morisinotto, Marco Tomatis. I racconti-esercizi di stile oulipiani dei ragazzi saranno esposti insieme alle tavole degli illustratori che hanno lavorato sulle loro storie.

Il programma completo del Salone Off 2014 si trova qui.

I Giardini a Milano

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Lunedì 7 aprile, alle 10, il primo appuntamento a Milano per I giardini degli altri: alla scuola Andersen, in collaborazione con la libreria del Convegno di via Lomellina.

Bartleby / Piccoli Maestri

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Domani mattina sarò al liceo scientifico Banfi di Vimercate per i Piccoli Maestri, a parlare di Bartleby lo scrivano di Herman Melville.

«La formula I PREFER NOT TO esclude ogni alternativa e inghiotte quel che pretende di conservare non meno di quanto non scarti ogni altra cosa; essa implica che Bartleby cessi di copiare, cioè di riprodurre parole; fa crescere una zona di indeterminazione tale che le parole non si distinguono più, crea il vuoto nel linguaggio. Ma disattiva anche gli atti linguistici con i quali un padrone può comandare, un amico benevolo porre delle domande, una persona fidata promettere. Se Bartleby rifiutasse, potrebbe essere riconosciuto come ribelle o rivoltoso e avere ancora a questo titolo un ruolo sociale. Ma la formula disattiva ogni atto linguistico nello stesso tempo in cui fa di Bartleby un puro escluso a cui nessuna funzione sociale può essere più attribuita. Di questo l’avvocato si accorge con terrore: tutte le sue speranze di riportare Bartleby alla ragione crollano perché riposano su una logica di presupposti, secondo la quale un padrone “si aspetta” di essere obbedito, o un amico benevolo, ascoltato, mentre Bartleby ha inventato una nuova logica, una logica della preferenza, che basta a minare i presupposti del linguaggio. Come osserva Mathieu Lindon, la formula “sconnette” le parole e le cose, ma anche gli atti linguistici e le parole: essa recide il linguaggio da ogni referenza, conformemente alla vocazione assoluta di Bartleby di essere un uomo senza referenze, colui che appare e sparisce senza riferimento né a sé né ad altro.» (Gilles Deleuze, Bartleby ou la formule, 1989)