Miriam delle cose perdute

miriamL’infanzia e l’adolescenza di Maria di Nazareth, prima di diventare madre, prima di diventare un simbolo (religioso e non). La narrazione, ispirata alla prospettiva della Buona novella di De Andrè, si muove intorno ai racconti dell’infanzia di Maria nei Vangeli Apocrifi. Quando ho scritto Miriam mi interessavano moltissimi degli spunti narrativi di una storia del genere: la solitudine di una creatura (femmina) votata a un destino precostituito, il fatto che nessuno si fosse occupato di Maria se non in funzione di Gesù, il sistema sociale teocratico del tempo, le deliziose incongruenze del racconto biblico e apocrifo, piene di vuoti in cui lasciar proliferare l’invenzione. Paradossalmente, un elemento che non avevo programmato, la dimensione della nostalgia, è cresciuto fino a diventare il tema dominante del romanzo (da qui il titolo). La suggestione della storia di Maria, che sia leggendaria o no, permane: chi era, cosa pensava? Poteva davvero aver accettato acriticamente un ruolo del genere? Miriam delle cose perdute nasce da queste domande.

Ho presentato Miriam al Salone del Libro di Torino 2008, a Mare di Libri 2008 (in un incontro su Israele e Palestina insieme a Randa Ghazy e Lodovica Cima) e al Festival du Livre de Mouans-Sartoux 2009, come promotrice del premio Primo Romanzo della città di Cuneo (il mio romanzo è stato tra i finalisti dell’XI edizione). Ho anche partecipato, in veste di esperta di “cose ebraiche”, a Mare di Libri 2009, dove ho presentato e intervistato Valérie Zenatti, autrice di Una bottiglia nel mare di Gaza e Quand’ero soldato.

Miriam delle cose perdute si può trovare qui.