Archivi categoria: (Ri)letture

Risposta. Aggiunta

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Ribadì così il concetto già esposto: dell’opera (lo scrivere) apparentemente come riflesso; in realtà risposta, e aggiunta. L’intero creato, un giorno, sarà solo risposta, e, per così dire, aggiunta: in realtà, sarà un Nuovo Creato.

Anna Maria Ortese, Il porto di Toledo, Adelphi 1998

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Ippocastani

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Ecco, signora, non credo ai miei occhi. Nessuno sa spiegarmi dove siano finiti quegli ippocastani e, se non fosse per lei, dubiterei di aver inventato o sognato ogni cosa. Perché, sa, è sempre così con i ricordi, non si è mai sicuri. Grazie tante, signora, vado a cercare la casa nella quale ho vissuto. No, grazie, preferisco star solo.
Allora si accostò a una porta, benché non fosse quella porta, e premette il pulsante del campanello. Chiedo scusa, disse con voce del tutto normale, abita qui Andreas Sam? Ma no, rispose la donna, non sa leggere? Qui abita il professor Smerdel.
È sicura, signora, insistette lui, che qui non abiti Andreas Sam? Prima della guerra abitava qui, lo so di certo. Forse si ricorda di suo padre? Eduard Sam, con gli occhiali. O magari si ricorda di sua madre, Maria Sam, alta, bella, molto riservata, o di sua sorella, Anna Sam, sempre con un fiocco in testa. Ecco, vede, là dove si trova quel riquadro di cipolle c’era il loro letto. Vede, signora, me lo ricordo perfettamente. Qui c’era la macchina da cucire di sua madre, Maria Sam. Era una Singer, a pedale.
Oh, non si preoccupi, signora, sto solo evocando dei ricordi, sa, dopo tanti anni ogni cosa scompare. Ecco, vede, nel punto dove era il mio letto è cresciuto un melo, e la Singer si è trasformata in un cespuglio di rose. Ma degli ippocastani, signora, come vede, non c’è traccia. La ragione, signora, è che gli ippocastani non hanno ricordi propri.

Danilo Kiš, Dolori precoci, Adelphi 1993, trad. di Lionello Costantini

Risentimento

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Nei due decenni dedicati alla riflessione su ciò che mi accadde, credo di aver compreso che la remissione e l’oblio provocati da una pressione sociale sono immorali. Chi perdona per ignavia e convenienza si sottomette al senso sociale e biologico – abitualmente definito naturale – del tempo. Il senso naturale del tempo ha la sue radici effettivamente nel processo fisiologico del rimarginarsi delle ferite ed è entrato a far parte della rappresentazione sociale della realtà. Proprio per questo esso ha un carattere non solo extramorale, ma antimorale. È diritto e privilegio dell’essere umano non dichiararsi d’accordo con ogni evento naturale, e quindi nemmeno con il rimarginarsi biologico provocato dal tempo. Quel che è stato è stato: questa espressione è tanto vera quanto contraria alla morale e allo spirito. La resistenza morale ha in sé la protesta, la rivolta contro la realtà, che è ragionevole fintanto che è morale. L’uomo morale esige la sospensione del tempo. Continua a leggere

A proposito degli ultimi giorni

sullapoesia

Divido tutte le opere della letteratura mondiale in autorizzate e non autorizzate. Le prime sono una schifezza, le seconde, aria rubata. Vorrei sputare in faccia agli scrittori che scrivono cose preventivamente autorizzate, vorrei percuoterli sulla testa con un bastone e metterli tutti a tavola nella Casa dei Letterati, ciascuno davanti a un bicchiere di tè da commissariato di polizia, e con in mano l’analisi delle urine di Gornfel’d*. […]

C’è un bellissimo verso russo che non mi stanco di ripetere nelle notti da cani moscovite, un verso che scaccia l’ossessione dei cornuti spiriti maligni. Indovinate, amici, quel verso. Descrive ghirigori come pattini sulla neve, stride come chiave nella serratura, spara gelo in camera:

… non fucilai gli sventurati in prigione …

Ecco il credo, ecco il canone autentico d’un vero scrittore, nemico mortale della letteratura. […] Poiché la letteratura adempie a un’unica funzione: aiuta i capi a mantenere la disciplina tra i soldati, e i giudici a massacrare i condannati.
Lo scrittore [autorizzato] è un miscuglio di pappagallo e di pope, un loreto nel più alto senso della parola. Parla in francese se francese è il suo padrone, ma, venduto in Persia, dirà in persiano “loreto-cretino” o “loreto vuole lo zucchero”. Il pappagallo non ha età, non conosce giorno né notte. Quando viene a noia al suo padrone, questi lo copre con un panno nero, che serve alla letteratura come surrogato della notte.

Osip Mandel’štam, La quarta prosa (1929-30). In Sulla poesia, Bompiani 2003, trad. di Maria Olsoufieva
[esiste una traduzione più recente ne Il rumore del tempo, Adelphi 2012]

* critico letterario (1867-1941).

Anni luce

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… La mia vita non è per nulla mutata: come da dieci anni, è benedetta dalle stelle ed evitata dagli uomini. Non ho mai avuto amici, e tu sai perché essi non abbiano mai voluto aver a che fare con me. Ero lieto, quando sedevo davanti al telescopio ed osservavo il cielo e il mondo delle stelle, lieto e felice come un bambino, cui sia dato di giocare con le stelle.
Tu eri il mio migliore amico, Monika. Non hai letto male, no: tu lo eri. Il momento è troppo grave, per scherzare. Occorreranno quattordici giorni prima che questa lettera giunga sino a te. Nel frattempo, avrai già letto sui giornali com’è andata a finire, qui. Non pensarci su troppo: in realtà, finirà ben diversamente. Lascia che altri si curino di trovare una spiegazione. Che importa a te e a me? Ho sempre pensato solo in anni luce ed ho sofferto in secondi. Continua a leggere

Necessario

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– Che differenza c’è tra necessario e indispensabile?
– Morire è indispensabile, ma non serve a nulla; tutto il resto è necessario.

Giorgio Manganelli, Ti ucciderò, mia capitale, Adelphi 2011