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Risentimento

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Nei due decenni dedicati alla riflessione su ciò che mi accadde, credo di aver compreso che la remissione e l’oblio provocati da una pressione sociale sono immorali. Chi perdona per ignavia e convenienza si sottomette al senso sociale e biologico – abitualmente definito naturale – del tempo. Il senso naturale del tempo ha la sue radici effettivamente nel processo fisiologico del rimarginarsi delle ferite ed è entrato a far parte della rappresentazione sociale della realtà. Proprio per questo esso ha un carattere non solo extramorale, ma antimorale. È diritto e privilegio dell’essere umano non dichiararsi d’accordo con ogni evento naturale, e quindi nemmeno con il rimarginarsi biologico provocato dal tempo. Quel che è stato è stato: questa espressione è tanto vera quanto contraria alla morale e allo spirito. La resistenza morale ha in sé la protesta, la rivolta contro la realtà, che è ragionevole fintanto che è morale. L’uomo morale esige la sospensione del tempo. Continua a leggere

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A proposito degli ultimi giorni

sullapoesia

Divido tutte le opere della letteratura mondiale in autorizzate e non autorizzate. Le prime sono una schifezza, le seconde, aria rubata. Vorrei sputare in faccia agli scrittori che scrivono cose preventivamente autorizzate, vorrei percuoterli sulla testa con un bastone e metterli tutti a tavola nella Casa dei Letterati, ciascuno davanti a un bicchiere di tè da commissariato di polizia, e con in mano l’analisi delle urine di Gornfel’d*. […]

C’è un bellissimo verso russo che non mi stanco di ripetere nelle notti da cani moscovite, un verso che scaccia l’ossessione dei cornuti spiriti maligni. Indovinate, amici, quel verso. Descrive ghirigori come pattini sulla neve, stride come chiave nella serratura, spara gelo in camera:

… non fucilai gli sventurati in prigione …

Ecco il credo, ecco il canone autentico d’un vero scrittore, nemico mortale della letteratura. […] Poiché la letteratura adempie a un’unica funzione: aiuta i capi a mantenere la disciplina tra i soldati, e i giudici a massacrare i condannati.
Lo scrittore [autorizzato] è un miscuglio di pappagallo e di pope, un loreto nel più alto senso della parola. Parla in francese se francese è il suo padrone, ma, venduto in Persia, dirà in persiano “loreto-cretino” o “loreto vuole lo zucchero”. Il pappagallo non ha età, non conosce giorno né notte. Quando viene a noia al suo padrone, questi lo copre con un panno nero, che serve alla letteratura come surrogato della notte.

Osip Mandel’štam, La quarta prosa (1929-30). In Sulla poesia, Bompiani 2003, trad. di Maria Olsoufieva
[esiste una traduzione più recente ne Il rumore del tempo, Adelphi 2012]

* critico letterario (1867-1941).

Anni luce

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… La mia vita non è per nulla mutata: come da dieci anni, è benedetta dalle stelle ed evitata dagli uomini. Non ho mai avuto amici, e tu sai perché essi non abbiano mai voluto aver a che fare con me. Ero lieto, quando sedevo davanti al telescopio ed osservavo il cielo e il mondo delle stelle, lieto e felice come un bambino, cui sia dato di giocare con le stelle.
Tu eri il mio migliore amico, Monika. Non hai letto male, no: tu lo eri. Il momento è troppo grave, per scherzare. Occorreranno quattordici giorni prima che questa lettera giunga sino a te. Nel frattempo, avrai già letto sui giornali com’è andata a finire, qui. Non pensarci su troppo: in realtà, finirà ben diversamente. Lascia che altri si curino di trovare una spiegazione. Che importa a te e a me? Ho sempre pensato solo in anni luce ed ho sofferto in secondi. Continua a leggere

Necessario

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– Che differenza c’è tra necessario e indispensabile?
– Morire è indispensabile, ma non serve a nulla; tutto il resto è necessario.

Giorgio Manganelli, Ti ucciderò, mia capitale, Adelphi 2011

Panna

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Sopra l’abisso beviamo sovente caffè con panna.

Andrej Belyj, Pietroburgo, Adelphi 2014, a cura di Angelo Maria Ripellino

Effimero

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Quando ci si trova a dover raccontare la vita di qualcuno, quel che è più difficile è riuscire a vagliare la messe di dettagli e microavvenimenti, tutti altrettanto significativi e altrettanto insignificanti. Se si decide di inserire nel racconto soltanto gli eventi importanti come nascite, morti, amori, umiliazioni, crescite, inizi e fini, si rischia di disconoscere la vera sostanza della vita: cioè le cose effimere, i momenti più meschini, quelli troppo modesti per essere ricordati (il treno che arriva alla stazione dove non è venuto nessuno a prenderti; un ragno che si cala da un filo invisibile e atterra sul pavimento giusto in tempo per essere calpestato; un piccione che ti fissa dritto negli occhi; il singhiozzo lieve di qualcuno in coda per il pane prima di te; una parola incomprensibile mormorata da una persona senza nome che per una notte ha dormito nuda al tuo fianco). Non è però possibile redigere un elenco di tutte le volte che il mondo ha solleticato i nostri sensi, con episodi che ci sono scivolati via tra le dita o le ciglia, lasciandoci soli a raccontare la storia della nostra vita a un pubblico interessato soltanto ai fuochi artificiali delle esperienze universali, alle corse in ottovolante dei sentimenti comuni e della somma saggezza.

Aleksandar Hemon, Nowhere Man, Einaudi 2004, trad. di Angela Tranfo

La felicità del genere umano

la sinagoga degli iconoclasti

Gli utopisti non badano ai mezzi; pur di rendere felice l’uomo sono pronti a ucciderlo, torturarlo, incinerarlo, esiliarlo, sterilizzarlo, squartarlo, lobotomizzarlo, elettrizzarlo, mandarlo in guerra, bombardarlo, eccetera: dipende dal piano. Conforta pensare che anche senza piano gli uomini sono e saranno sempre pronti a uccidere, torturare, incinerare, esiliare, sterilizzare, squartare, bombardare, eccetera.
Aaron Rosenblum, nato a Danzica, cresciuto a Birmingham, aveva anche lui deciso di rendere felice l’umanità. […] Continua a leggere