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In altre parole

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In altre parole è una newsletter sulla traduzione appena nata (e già bellissima) curata da Chiara Reali e Dafne Calgaro, piena di link, informazioni e ispirazioni interessanti non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque sia interessato alle parole, la lingua, i libri, le voci.

Nel secondo numero, dedicato a Cime tempestose, c’è un’intervista alla sottoscritta (e tante altre cose). Per iscriversi: https://tinyletter.com/inaltreparole/

 

 

 

Primula della sera

Primula

Ieri è uscito un altro libro che ho tradotto, questa volta per Bompiani. È un romanzo molto crudo, con una voce narrante durissima, corrosiva e concitata, che parla di carne, di sangue, di Dio, di superstizione, di violenza, di follia post-traumatica, ma anche dei sentimenti inconfessabili che animano talvolta le nostre scelte e la nostra esistenza – Masechaba, la protagonista, diventa medico per desiderio di potere e di affermazione personale, e riesce ad ammettere solo con se stessa il proprio senso di colpa per la sua indifferenza verso i pazienti, la sua stanchezza, la sua assenza di empatia; e anche la scelta nobile che compie, in un Sudafrica contemporaneo xenofobo e feroce, la scelta che pagherà a un prezzo indicibile, è in realtà in gran parte desiderio narcisistico di compiacere gli altri, di apparire migliore di quello che è. Ma da qualche parte c’è anche una speranza autentica, una forza viva che può crescere nella notte.

Camere (non) separate

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Qualche settimana fa Giulia Fuisanto ed Enea Brigatti mi hanno intervistata sul mio lavoro come traduttrice per una nuova rubrica del blog di add editore, Spazio B, dal titolo bellissimo – Camere (non) separate – dedicata proprio alle figure spesso invisibili dei traduttori e delle traduttrici. L’intervista si trova qui.

Pagine russe

Schermata 2018-08-29 alle 12.09.33Dal 6 febbraio terrò un corso di letteratura russa a Torino, il mercoledì sera, per cinque appuntamenti. Si può anche seguire a distanza online. Tutte le informazioni, il programma e i libri di cui si parlerà sono qui.

La vista di Lockwood

Liber

Su Liber 119, dedicato ai classici e alla loro sopravvivenza, c’è un mio articolo sulla traduzione e la ritraduzione di classici, intitolato La vista di Lockwood, in cui, tra le altre cose, parlo anche di cosa ha significato ritradurre Cime tempestose.

Wuthering Heights

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Bataille lo considerava il più sovversivo tra i romanzi ottocenteschi, con il suo attentato alle regole sociali, con il rifiuto perverso e pervicace dei suoi protagonisti a seguire la norma, ad abbandonare il regno dell’infanzia, a cedere alla ragionevolezza. Questa non è tanto una storia d’amore, quanto la storia di una rivolta: Heathcliff “incarna una verità primordiale, quella del bambino che si rivolta contro il mondo del bene, contro il mondo degli adulti, e, con la sua rivolta senza riserve, si consacra al male”. Con Cime tempestose la letteratura perde l’innocenza “e, colpevole, doveva infine ammettersi tale”.

Esce mercoledì nove maggio, nella nuova collana di Classici Tascabili Bompiani, la mia traduzione di Wuthering Heights di Emily Brontë, giovinetta eremita, nave pirata.

Una

È arrivato, è molto bello, l’ho tradotto io ed esce il 27 aprile per Add Editore. È un libro molto particolare, una graphic novel a metà tra il saggio storico e il memoir, che racconta il caso dello Squartatore dello Yorkshire, che tra il ’75 e l’81 uccise tredici donne, e il suo effetto politico sulla società inglese, ancora profondamente misogina e classista, e insieme l’adolescenza di Una, che in quella società non trova la possibilità di raccontare la violenza che ha subìto. Mescola materiale giornalistico e documenti dell’epoca alla voce degli incubi di una ragazza sola, e racconta anche di come il mondo, per fortuna, abbia cominciato a cambiare. Solo lavorando a questa traduzione ho scoperto la storia di Peter Sutcliffe e delle sue vittime. È una storia di genere, di classe e di linguaggio. È una storia che vale la pena conoscere.

(L’autrice sarà al Salone del Libro di Torino per un incontro con Giusi Marchetta)unnamed.jpgchit.jpgfarf Continua a leggere

Io sono Una

Una

Ho tradotto per Add Editore questa magnifica graphic novel autobiografica (il titolo originale era Becoming/Unbecoming) sulla memoria, la violenza, il linguaggio, il genere. Racconta l’adolescenza di Una tra il ’77 e l’81 e gli abusi che subisce, mentre lo Yorkshire dove vive è sconvolto dai delitti di un misterioso Squartatore che sembra prediligere le donne dalle vite difficili, innescando nella società inglese, ancora profondamente maschilista, un assurdo processo alle vittime. Sulla pagina di Add si possono vedere alcune anticipazioni delle bellissime pagine interne. Esce il 27 aprile.

Godden e premi

Godden, Rumer

I due classici per ragazzi di Rumer Godden che ho tradotto per Bompiani l’anno scorso stanno decisamente vivendo una nuova vita: La bambina selvaggia è entrato nella cinquina finalista per la categoria 6-10 anni al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2018 (che ha vinto Lluís Prats Martínez), e viene molto letto e molto amato, e Bambole giapponesi è candidato al Premio Andersen 2018. Qui racconto a RaiScuola perché La bambina selvaggia è un libro che ci parla ancora.

Rumer Godden

Domani escono per Bompiani i libri che ho tradotto quest’inverno. Sono due romanzi per ragazzi di Rumer Godden, un’autrice angloindiana che ha scritto per adulti (i suoi libri più famosi, Narciso nero e Il fiume, sono anche diventati film diretti da Powell e Pressburger e Jean Renoir) e per bambini. Bambole giapponesi e La bambina selvaggia, comparsi rispettivamente nel 1961 e nel 1972, sono classici in Inghilterra: il secondo ha anche vinto il Whitbread Award e Kingsley Amis, che faceva parte della giuria, aveva commentato qualcosa del tipo “questo è il genere di libro da cui certi scrittori per adulti potrebbero imparare come scrivere”.
Le due storie non si somigliano, ma parlano in fondo di qualcosa di simile: cosa significa essere diverso quando sei piccolo, disarmato, arrabbiato e smarrito; ma anche cosa significa trovare qualcuno che possa capirlo, e poi ricostruire qualcosa per sé. E la diversità in Godden non è mai facile, estetizzante o addomesticabile, ma qualcosa che è di per sé, che va conosciuto in quanto tale, e che poi si può certo accostare al resto, ma conservando per sempre la sua magica separatezza.