Archivio dell'autore: Marta Barone

Gli italiani strani: un nuovo corso a Babelica

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Dall’8 aprile 2020 tengo a Babelica, a Torino, un corso di cinque incontri sugli outsider della letteratura italiana del Novecento, grandi scrittori irregolari che per le ragioni più diverse sono rimasti fuori dal canone e dalla celebrità letteraria e hanno conosciuto una riscoperta tardiva, o hanno solo una nicchia di lettori appassionati: dalla lingua estrosa, complicatissima e ironica di Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli alla stramberia perturbante di Juan Rodolfo Wilcock, dalla grandezza strabordante e visionaria di Anna Maria Ortese alla dolcezza graffiante di Goffredo Parise, dalla scrittura fredda, poetica e penetrante di Marina Jarre ai pochi preziosissimi scritti rimasti di un’immensa scrittrice nascosta come Cristina Campo, dalla potenza distopica di Guido Morselli ai tentativi di dare un nuovo linguaggio a una nuova generazione letteraria come quelli di Pier Vittorio Tondelli, e ancora altri che hanno scavato nelle possibilità più profonde del fantastico e dell’inquietante, della memoria individuale e collettiva, nei regni dell’irreale e nei pianori più misteriosi del reale e del quotidiano. Il corso si può seguire anche online e tutte le informazioni sono qui.

L’esperienza dell’altro su Senza Rossetto

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Illustrazione di Sara Arosio

Oggi sulla newsletter di Senza rossetto parlo di traduzione che ti porta verso l’altro e dentro l’altro, la traduzione come riconoscimento dell’alterità, promessa di un futuro sempre più aperto e abbattimento di barriere, e anche di come sono diventata una lettrice da bambina, della pioniera Donatella Ziliotto e dei personaggi ragazzini di altri mondi che mi hanno fatto scoprire migliaia di altri paesaggi. L’illustrazione è di Sara Arosio e si può leggere (e iscriversi) su https://senzarossetto.substack.com/

Peter Pan

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Oggi esce finalmente, in un’edizione stupenda ed elegantissima di LupoGuido (che sta facendo solo libri meravigliosi, compreso il recupero di Tomi Ungerer), con le illustrazioni di Tatjana Hauptmann, la mia traduzione di Peter Pan. Che è e resta, più di un secolo dopo, uno dei libri più multistrato che esistano al mondo: c’è il puro incanto, la sottile e intelligente ironia di Barrie, la sua straordinaria capacità di vedere le menti dei bambini e il modo incantato e irripetibile che ha di descriverne con delicatezza, umorismo e commozione le mappe, l’immaginario, l’egoismo, la bellezza e le oscurità; e poi il mistero, l’incomprensibile, l’inquietudine del tempo che passa. È ancora un romanzo irresistibilmente divertente (i patemi di Uncino!) e insieme straziante, con il suo protagonista egocentrico ed eterno, Peter Pan, quel “tragico ragazzo” che porta in sé la vita, la morte, l’infanzia bella e crudele e i giardini di Kensington, e senza fine suona sulle vertebre del tempo. Avevo dimenticato lo splendore di questo libro e tradurlo è stato un dono. Ritrovatelo anche voi.

Bottiglia

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1942. Ogni uomo è il signore, a bordo, dopo Dio. Ogni uomo è il prigioniero in fondo alla stiva. E nave e insieme marinaio. Oceani vuoti, coste abbandonate per sempre o mai raggiunte, fari, naufragi, bottiglie a mare: eccoci tornati ai tempi in cui le metafore riacquistano valore e sostanza di cose; di nuovo si misurano in miglia marine e terrestri, in unità di spazio o di pericolo. E se la bottiglia, con una chioma d’alghe, danza per sempre sul mare senza che nessuno la scorga, la ripeschi e la salvi, avrai almeno fatto galleggiare un fragile oggetto umano sulla superficie delle onde.

Marguerite Yourcenar, Pellegrina e straniera, trad. di Elena Giovanelli, Einaudi 2008

Contrastatissimo amore

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Donde ad ogni modo che la vita prende più deciso contorno e forza proprio dai suoi più accaniti spregiatori. Son essi invero che più la interrogano, e l’incalzare delle loro domande (sebbene folli al postutto e senza visibile oggetto) è la misura non tanto del loro abborrimento, quanto di un loro contrastatissimo amore.

Tommaso Landolfi, Des mois, Adelphi 2016

Case

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“Sì,” disse l’assistente, “la casa oggi è un luogo essenzialmente gaio. Per lavorare e studiare abbiamo scuole e uffici. Per ammalarsi, isolarsi, partorire e morire abbiamo le cliniche. Sono incidenti che turbano la vita sociale. Per questo noi ci sforziamo di fare le nostre case come piccoli bar, night-club, cinema, ristoranti, stazioni di servizio e boutiques. E le coloriamo vivacemente”.
“Io vorrei due stanze che fossero vuote,” disse il giovane, pensieroso. “Due stanze con armadi e vecchi bauli, dove non dorma nessuno. Sono nato in una casa dove c’erano due stanze vuote. Ci giocavo. Sugli armadi d’inverno mettevamo le mele. Non so, forse non riesco a spiegarmi”.
“Lei può prendere un appartamento più grande” suggerì l’assistente.
“Ci vorrei anche i nonni, una zia che non ha trovato marito e i due bambini di una sorella morta. Vorrei una casa vera”.
“Mi dispiace proprio” disse l’assistente. “Non ne abbiamo”.

Ennio Flaiano, Le ombre bianche, Adelphi 2004

Il primo albero

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Nelle limpide giornate di ottobre, venendo dalla Radetzkystrasse si può vedere, accanto allo Stadttheater, un gruppo di alberi nel sole. Il primo albero, che si erge davanti a quei ciliegi rosso cupo che non danno frutti, è così fiammeggiante di colori autunnali, è una macchia d’oro così smisurata da sembrare una fiaccola lasciata cadere da un angelo. E ora che arde, né il vento d’autunno né il gelo riusciranno a spegnerlo.
Chi mai vorrà parlarmi di foglie che cadono e di morte bianca di fronte a quest’albero, chi impedirmi di conservarne l’immagine negli occhi e di credere che per me continuerà a risplendere per sempre come in quest’ora e che su di esso non grava la legge del mondo?

Ingeborg Bachmann, “Giovinezza in una città austriaca”, in Il trentesimo anno, trad. di Magda Olivetti, Adelphi 2006