Gli oggetti

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Di molti dei miei oggetti non ricordo la provenienza. Sembra quasi che ci siano sempre stati o che siano apparsi da soli. Questo gli conferisce una certa dignità ed è molto difficile prendere iniziative o intervenire. […] Ma perché questi mobili, quasi impauriti di occupare interamente una stanza, si ritrovano schiacciati contro una parete o messi agli angoli? Chi ce li ha messi? Io. E perché non li sposto? Perché non oso. Ricordo una volta che, presa da ottimismo innovativo, da un sognante fervore che immaginava rivoluzioni e migliorie, spostai il tavolo e lo misi tra le due finestre, mentre la poltrona la sistemai con lo schienale al tavolo, fronteggiando il letto, e creando così una certa intimità in quello spazio altrimenti fuori sesto. Ma non so come, presa da rimorsi e nostalgie, vedendo in quello spostamento qualche nuova rovina, paurosa di perdere il filo dei pensieri e i sentimenti che si erano formati in quello spazio, se i miei occhi si fossero posati su un diverso paesaggio, sentendo l’ignominia dell’ingratitudine, rimisi quasi subito tutto com’era.

Patrizia Cavalli, Con passi giapponesi, Einaudi 2019

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