Una ghirlanda di fiori fantasma

syl

Perché c’erano tantissime cose da ricordare, ed era essenziale che lei le ricordasse, per possedere un’ultima volta il passato. […]
Ti rivedrò mai, Sukey, Sukey Bond? Forse quando Sukey Seaborn fosse stata vecchia, seduta al sole o china fra i suoi cespugli di lamponi e uva spina, Sukey Bond sarebbe tornata, l’ultima, la più vera, la più pietosa dei suoi figli, ignara del tempo trascorso, con i vestiti fuori moda e l’immacolata giovinezza, per offrirle, assorta, quelle offuscate gioie, quegli offuscati dolori, e sogni e ansie, come una ghirlanda di fiori fantasma scoloriti dagli anni in un turbinio di atomi, che solo fra la sue mani e sotto il suo sguardo leale conservavano i loro vividi colori. Sarebbe venuta dalla palude, sarebbe venuta dal frutteto, sentendosi le labbra ancora strane per il peso dei primi baci. Sarebbe arrivata da un prato dove sotto la neve piangente aveva teso le braccia verso il dolore di un lupo, e dal salotto di Mrs Oaxey con una sottogonna di seta blu, e dal palazzo della Regina con una Bibbia; «Io amo» avrebbe detto.

Sylvia Townsend Warner, Il cuore vero, Adelphi 2019, trad. di Laura Noulian