Una bizzarra occupazione

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… Continuando a meditare, senza traccia di ostentazione, di fronte al piccolo gruppo di oggetti che trasceglie, avvicina, allontana, sposta instancabilmente, quasi impercettibilmente, ma con assoluta calma, come il giocatore di scacchi sorpreso dall’obbiettivo di Herbert List.

Una specie di follia, quando ci si pensa, quando ci si accorge con stupore che questo lavoro si è protratto quasi quotidianamente, lungo un’intera vita. Ora, Morandi non è assolutamente folle; lungimirante, al contrario, ammirevolmente calmo: e se si ostina senza accennare a cedere, sarà perché pensa che quelle variazioni instancabili su tre o quattro temi, per infime che siano, non sono vane, persino sotto la minaccia del “Vesuvio”; e che un uomo ha dunque il diritto di ridurre tutta la propria vita a questa bizzarra occupazione, per quanto duramente i marosi del tempo vengano a battere alla sua porta. Come se qualcosa meritasse ancora di essere tentata, persino al termine di una così lunga storia, come se tutto non fosse assolutamente perduto e si potesse ancora fare altro che gridare, balbettare di paura o, peggio, tacere.

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Philippe Jaccottet, La ciotola del pellegrino (Morandi), trad. di Fabio Pusterla, Casagrande 2007

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