A proposito degli ultimi giorni

sullapoesia

Divido tutte le opere della letteratura mondiale in autorizzate e non autorizzate. Le prime sono una schifezza, le seconde, aria rubata. Vorrei sputare in faccia agli scrittori che scrivono cose preventivamente autorizzate, vorrei percuoterli sulla testa con un bastone e metterli tutti a tavola nella Casa dei Letterati, ciascuno davanti a un bicchiere di tè da commissariato di polizia, e con in mano l’analisi delle urine di Gornfel’d*. […]

C’è un bellissimo verso russo che non mi stanco di ripetere nelle notti da cani moscovite, un verso che scaccia l’ossessione dei cornuti spiriti maligni. Indovinate, amici, quel verso. Descrive ghirigori come pattini sulla neve, stride come chiave nella serratura, spara gelo in camera:

… non fucilai gli sventurati in prigione …

Ecco il credo, ecco il canone autentico d’un vero scrittore, nemico mortale della letteratura. […] Poiché la letteratura adempie a un’unica funzione: aiuta i capi a mantenere la disciplina tra i soldati, e i giudici a massacrare i condannati.
Lo scrittore [autorizzato] è un miscuglio di pappagallo e di pope, un loreto nel più alto senso della parola. Parla in francese se francese è il suo padrone, ma, venduto in Persia, dirà in persiano “loreto-cretino” o “loreto vuole lo zucchero”. Il pappagallo non ha età, non conosce giorno né notte. Quando viene a noia al suo padrone, questi lo copre con un panno nero, che serve alla letteratura come surrogato della notte.

Osip Mandel’štam, La quarta prosa (1929-30). In Sulla poesia, Bompiani 2003, trad. di Maria Olsoufieva
[esiste una traduzione più recente ne Il rumore del tempo, Adelphi 2012]

* critico letterario (1867-1941).

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