Monoculare

I+posseduti&aut=Elif+Batuman

Uno dei cimeli più agghiaccianti che emersero dal dossier di Babel’ del KGB era costituito da un paio di foto segnaletiche scattate al momento del suo arresto nel 1939.
Ritratto di profilo, Babel’, il mento sollevato, fissa il vuoto con un’espressione di sofferta risolutezza. Ritratto di fronte, tuttavia, sembra guardare qualcosa di molto vicino. Sembra guardare qualcuno inequivocabilmente sul punto di commettere un gesto terribile. A proposito di queste immagini, uno storico tedesco ha osservato: «Entrambe ritraggono lo scrittore senza occhiali e con un occhio nero, in termini medici un ematoma monoculare, prova delle violenze subite».

babel
Lo storico tedesco mi fece pena. Capivo che era stata l’inadeguatezza di «senza occhiali e con un occhio nero» a indurlo a usare un’espressione assurda come «in termini medici un ematoma monoculare». La mancanza degli occhiali è indice di una violenza indicibile. Per descriverla bisogna ricorrere ai paroloni. Babel’ non fu mai fotografato senza occhiali. Né scrisse mai senza. Il suo narratore ha sempre, per citare una riga famosa dei racconti di Odessa, «gli occhiali sul naso e l’autunno nel cuore». Un’altra riga famosa, pronunciata dal narratore di Babel’ al compagno miope in una bellissima stazione sciistica finlandese: «Ti prego, Aleksandr Fëdorovič, comprati un paio di occhiali!»
In La mia prima oca il comandante di divisione grida all’intellettuale ebreo: «Vi mandano qua senza neppure chiedercelo, ma vi tagliano la gola per gli occhiali. Ce la farai a scamparla da noi, che ne dici?» Gli occhiali rappresentano proprio la determinazione di Babel’ a scamparla da loro, a osservare ogni loro mossa, con un’attenzione che rasenta l’amore: vedere tutto e trascriverlo nei minimi particolari. «Tutto in Babel’ dava l’impressione di una divorante curiosità, – scrisse una volta Nadežda Mandel’štam. – L’atteggiamento della testa, la bocca, il mento e soprattutto gli occhi. Non capita spesso di vedere una curiosità tanto evidente negli occhi di un adulto. Avevo la sensazione che la principale forza propulsiva di Babel’ fosse la curiosità scatenata con cui scrutava la vita e le persone». Ecco che cosa gli tolsero quando rimpiazzarono i suoi occhiali con l’ematoma monoculare.

Elif Batuman, I posseduti.  Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori, Einaudi 2011, trad. di Eva Kampmann

Annunci